Dentro il segno, oltre la parola. Intervista a Mara Gargioni
Dentro il segno, oltre la parola. Intervista a Mara Gargioni

Dentro il segno, oltre la parola. Intervista a Mara Gargioni

Ci sono professionisti che lavorano con i testi.
E poi ci sono persone che abitano le parole.

Mara Gargioni è una di queste. Illustratrice e traduttrice, si muove tra linguaggi diversi con la stessa cura: il segno che racconta e la parola che attraversa confini. Nel suo lavoro convivono sensibilità artistica e rigore linguistico, intuizione e disciplina.

Abbiamo scelto di iniziare da lei questo percorso nel cuore delle professionalità che rendono possibile un libro.

Il primo linguaggio: quando hai capito che il segno e la parola sarebbero diventati la tua casa? C’è stato un momento preciso in cui hai compreso che illustrare e tradurre non erano soltanto passioni, ma una forma di identità? Raccontaci il tuo inizio: non quello professionale, ma quello emotivo.

L’ho capito quando ho visto interesse da parte di amici e familiari in quello che scrivevo. Essendo una grande lettrice, sono sempre stata ispirata alla scrittura, ma non avevo mai chiesto davvero un’opinione. Quando l’ho fatto, ho scoperto che ero portata per farlo.

Per quanto riguarda il disegno, vengo da una famiglia di artisti: mio padre costruttore, mia madre fiorista, mia zia pasticcera e mia nonna parrucchiera. Non credo di aver mai pensato di intraprendere un cammino differente. Con certe cose, semplicemente, ci si nasce.

Tradurre è ascoltare: cosa significa entrare nella voce di un altro autore?La traduzione è un atto di responsabilità profonda. Come vivi il passaggio da una lingua all’altra? Ti senti più custode, interprete o coautrice? E quanto di te rimane, inevitabilmente, dentro ogni testo che attraversi?

Lo vivo male, malissimo, (ndr ride) . E non perché non mi piaccia o perché io sia una persona negativa, ma per quanto sia difficile. Mi sento molto interprete e, credetemi, non potete immaginare quanto a volte sia complicato spiegare certi modi di dire.

Chi mi conosce bene sa che sono bilingue. È vero che mi risulta molto più facile scrivere e parlare in spagnolo, però sia con una lingua che con l’altra ci sono momenti in cui non so come tradurre qualcosa. Mi succede spesso con lo spagnolo: ha un senso perfetto in quella lingua, ma poi in italiano non funziona allo stesso modo, e mi ritrovo ad aggiungere o modificare qualcosa per dargli coerenza.

Per questo lavoro con una correttrice: così sono sicura che tutto sia fatto bene. Sembra divertente, ma la verità è che è un tema complesso.

In tutta onestà è stato difficile iniziare. Sia con la scrittura, sia con la traduzione e il disegno. Sappiamo tutti che sono mercati saturi, però bisogna anche ricordare che nel mondo c’è posto per tutti. Non scriviamo o disegniamo tutti allo stesso modo, e non raccontiamo le stesse cose.

Farsi conoscere, al giorno d’oggi, è stato difficile e spesso frustrante. E ogni giorno ho ancora quella pulce nell’orecchio che mi sussurra di non valere abbastanza e di mollare tutto. Ma continuo. Significa spiegare in un’altra lingua ciò che l’autore ha scritto. È estremamente complicato. Però non è impossibile.

Disegnare è un atto di silenzio: cosa raccontano le tue immagini quando le parole tacciono? Nel tuo lavoro di illustratrice c’è uno spazio che le parole non possono occupare. Come nasce un’illustrazione per un libro? Parti dal testo, dall’emozione, da un dettaglio invisibile agli altri?

Cerco sempre di raccontare ciò che leggo, di trasmettere i sentimenti di una scena. Sì, parto dal testo: leggo e poi penso a cosa illustrare.

Non tutte le scene, però, hanno bisogno di essere viste. Lo dico non solo come illustratrice, ma anche come lettrice. Mi piace riflettere le emozioni attraverso posizioni strategiche dei personaggi, attraverso le luci e le ombre.

Per me l’illustrazione non è solo immagine: è atmosfera, è sensazione.

Rigore e intuizione: come convivono nella tua quotidianità professionale? Il tuo lavoro richiede studio, metodo, precisione, ma anche sensibilità e immaginazione. Come si bilanciano queste due dimensioni? E cosa significa, per te, lavorare con e per una casa editrice indipendente?

Uno fa a pugni con l’altro. Scherzi a parte, è davvero così. Sono una persona generalmente molto avventuriera, anche nel lavoro. Ho mille progetti aperti, mille disegni iniziati, mille idee… però alla fine prevale l’intuizione.

Come rigore, cerco comunque di essere sempre costante. Sono molto esigente con me stessa.

Sul fatto che il mio lavoro richieda studio, avrei qualcosa da dire. Siamo nel 2026 e abbiamo TikTok: molti pensano che serva solo per fare video stupidi, ma il suo vero potenziale sta nell’essere una sorta di enciclopedia visiva di grandissimo impatto. Aiuta tantissimo a imparare piccoli trucchi, in qualsiasi campo.

Mi piace studiare e imparare, sono in costante aggiornamento, ma la maggior parte delle volte mi piace anche sperimentare. Cerco di bilanciare entrambe le dimensioni: imparare, sì, ma anche sperimentare.

Tutto questo per dire che lavorare per e con una casa editrice indipendente per me è stato un grande salto nella mia carriera. Prima di tutto perché il fondatore ha visto in me del potenziale, e ne sarò sempre grata. E poi perché significa affermarsi come professionista, e per me è una grandissima meta.

Il libro che non hai ancora fatto: quale storia sogni di tradurre o illustrare? Se potessi scegliere un progetto senza limiti — per tema, forma o lingua — quale sarebbe? E perché proprio quello?

Domanda a trabocchetto?

Se mi seguite, sapete perfettamente che sono fan del romance al 100%. Scrivo e illustro romance nel 99,9% del mio tempo. Soprattutto spicy — credo di essere una delle poche a cui piace illustrare cose un po’… discutibili! (ndr ride)

Tutto ciò che non è romance, per me, significa uscire dalla mia zona di comfort. Ed è proprio questo il bello: la sfida. Mi piace mettermi alla prova.

Se invece parliamo dei miei libri, sì: ho illustrato i miei racconti e anche il romanzo che uscirà a settembre 2026 avrà delle illustrazioni. Poche, ma speciali. Scelte con cura.

Un progetto senza limiti? Dipende da cosa intendi. Potrei definirlo così:

  1. Illustrare sempre spicy.
  2. Scrivere sempre pitch black.
  3. Tradurre sempre dall’italiano allo spagnolo.

Perché?

Lo spicy è ciò che mi diverte di più, il territorio dove posso spingere la fantasia oltre i confini.
Il pitch black è magnetico: difficile da scrivere, ma incredibilmente affascinante da leggere.
E tradurre dall’italiano allo spagnolo mi permette di lavorare sulle sfumature, sui modi di dire, sulle espressioni tipicamente spagnole che danno al testo un’anima nuova.

In fondo, il mio “senza limiti” è questo: restare fedele a ciò che mi accende, ma senza smettere di cercare nuove ombre da esplorare.

Custodire il passaggio

Tradurre significa attraversare.
Illustrare significa rendere visibile ciò che spesso resta nascosto.

Nel lavoro di Mara Gargioni convivono entrambe le tensioni: il rispetto per l’opera e il coraggio dell’interpretazione. È questo equilibrio che trasforma un libro in un’esperienza completa, fatta di parole e di sguardi.

Questo è il primo passo del nostro viaggio dentro le professionalità che costruiscono ogni storia, spesso lontano dai riflettori.
Perché un libro non nasce mai da solo.

2 risposte a “Dentro il segno, oltre la parola. Intervista a Mara Gargioni”

  1. Grazie infinite per questa intervista, nella quale mi sono anche divertita tantissimo a rispondere! Un piacere lavorare con e per voi☺️

  2. Sto leggendo il tuo primo libro, e già capisco che bel percorso stai facendo, un libro che a ogni capitolo vuoi leggere cosa succede dopo… Che dire complimenti anzi semplicemente strepitosa😘

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