“Le storie hanno bisogno di voce. Ma anche di tutela.”

Ci sono figure che lavorano dietro le quinte, lontano dai riflettori, ma fondamentali perché un libro possa crescere nel modo giusto.
Angela è quello sguardo attento che legge tra le righe, protegge, guida e costruisce percorsi solidi per autori e progetti editoriali.

1. Angela, quando hai capito che l’editoria sarebbe diventata la tua vocazione?La tua passione nasce da lettrice e da un’esigenza espressiva personale. In quale momento hai sentito che questa spinta poteva trasformarsi in un percorso professionale?

 La mia passione nasce prima di tutto da lettrice. Sono cresciuta tra libri che non erano soltanto storie, ma luoghi in cui riconoscermi, riflettere, comprendere il mondo e le persone. Scrivere è arrivato quasi naturalmente, come una necessità espressiva, un modo per dare forma alle emozioni e alle esperienze che chiedevano spazio.

Il momento in cui ho capito che questa spinta poteva diventare qualcosa di più strutturato è arrivato quando ho iniziato a osservare la scrittura anche da un’altra prospettiva: quella del testo che deve essere accompagnato, affinato, reso più chiaro e più potente.

Lì ho compreso che non volevo soltanto raccontare storie, ma anche aiutare altre voci a trovare la loro forma più autentica. L’editoria, in quel momento, non è più stata solo passione: è diventata vocazione.

2. Essere agente letteraria significa tutelare, ma anche orientare. Come descriveresti il tuo ruolo all’interno di una casa editrice?Cosa significa per te “valorizzare” un autore o un progetto, al di là degli aspetti tecnici?

Essere agente letteraria significa trovarsi in una posizione di equilibrio molto delicata: da un lato la tutela dell’autore, dall’altro la visione editoriale del progetto. Il mio ruolo, all’interno di una casa editrice, è quello di fare da ponte. Ponte tra l’autore e il lettore, ma anche tra l’idea e la sua realizzazione editoriale. Valorizzare un autore non significa soltanto lavorare sul testo dal punto di vista tecnico. Significa comprendere la sua identità narrativa, capire cosa rende quella voce unica e accompagnarla affinché possa esprimersi con coerenza e forza.

Ogni progetto editoriale ha un’anima. Il mio lavoro è aiutare quella anima a emergere senza snaturarla.

3. Hai una formazione rigorosa e multidisciplinare. Quanto conta, oggi, un approccio professionale strutturato nel mondo editoriale? In che modo competenze come la revisione, la conoscenza dei diritti e la progettualità strategica fanno la differenza nel percorso di un libro?

Conta moltissimo.

Il mondo editoriale contemporaneo non può più basarsi solo sull’intuizione o sulla passione, per quanto siano fondamentali. Oggi è necessario un approccio strutturato che unisca competenze tecniche, conoscenza dei meccanismi editoriali e una visione progettuale chiara. La revisione, per esempio, non è semplicemente una correzione grammaticale: è un lavoro di architettura narrativa. La conoscenza dei diritti tutela l’autore e garantisce trasparenza nei rapporti professionali.

La progettualità strategica permette a un libro di trovare il suo spazio reale nel panorama editoriale. Quando queste competenze lavorano insieme, il percorso di un libro diventa molto più solido e consapevole.

4. Il tuo lavoro è molto attento all’inclusione e alla neurodivergenza. Come si traduce questa sensibilità nel concreto? Credi che l’editoria possa essere anche uno strumento di cura e cambiamento sociale?

Per me l’editoria non è soltanto produzione culturale, ma anche responsabilità sociale.

L’attenzione all’inclusione e alla neurodivergenza significa, prima di tutto, ascolto. Ascolto delle differenze, delle fragilità, ma anche delle straordinarie risorse che spesso restano invisibili. Nel concreto questo si traduce nella scelta dei progetti, nella cura del linguaggio, nell’attenzione a forme di accessibilità come l’audiolibro o il braille, e nel desiderio di dare spazio a storie che possano creare consapevolezza.

Credo profondamente che i libri possano essere strumenti di cambiamento. Una storia può aprire uno sguardo, creare empatia, rompere un pregiudizio. Quando questo accade, l’editoria diventa qualcosa di molto più grande di un semplice prodotto culturale.

Cosa ti ha spinta a collaborare con la nostra casa editrice? Cosa hai riconosciuto nel nostro progetto che ti ha fatto sentire allineata? E quale valore desideri portare alla nostra visione?

 Quando incontro una casa editrice non cerco soltanto un catalogo o un progetto professionale ben strutturato. Cerco qualcosa di più profondo: una visione, un respiro, una direzione umana prima ancora che editoriale. Nel vostro progetto ho percepito questo. Non semplicemente l’intenzione di pubblicare libri, ma il desiderio di dare spazio a storie che abbiano un peso, una voce, una verità da consegnare ai lettori.

Per me un libro non è mai solo carta e inchiostro. È una vita che si racconta, una ferita che trova parola, una speranza che cerca qualcuno disposto ad ascoltarla. Quando una casa editrice riesce a riconoscere questo valore, allora nasce un allineamento che va oltre la collaborazione professionale. Ho sentito che nel vostro progetto c’è attenzione autentica per gli autori, rispetto per il percorso creativo e la volontà di costruire qualcosa che resti nel tempo.

Il valore che desidero portare è proprio questo: cura, ascolto e visione. Accompagnare le storie affinché non siano soltanto pubblicate, ma davvero comprese, rispettate e consegnate ai lettori nella loro forma più vera. Perché ogni libro, prima ancora di essere un progetto editoriale, è un pezzo di vita affidato alla parola. E trattarlo con rispetto, per me, è la forma più alta di responsabilità editoriale.


Angela crede in un’editoria consapevole.
Un’editoria che non pubblica soltanto, ma accompagna con responsabilità.

Per lei le parole non sono solo contenuto: sono strumenti di tutela, crescita e trasformazione.
Perché quando una storia è seguita con coscienza, può davvero fare la differenza.

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