Le storie hanno bisogno di tempo
Le storie hanno bisogno di tempo

Le storie hanno bisogno di tempo

Ci sono decisioni che, da fuori, possono sembrare semplicemente organizzative. Pause tecniche. Scelte pratiche.
E poi ci sono decisioni che nascono invece da un senso di responsabilità profondo. Da un’idea precisa di cosa significhi lavorare con le parole degli altri.

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto tanti manoscritti. Tanti più di quanti avessimo immaginato. Storie diverse. Voci diverse. Persone diverse. E ogni volta che una mail arriva nella nostra casella, noi non vediamo soltanto un file allegato: vediamo tempo, coraggio. attesa, fragilità, fiducia.

Perché chi invia un manoscritto non sta mandando semplicemente un testo.
Sta consegnando una parte di sé.

Ci sono notti dentro quelle pagine. Ci sono rinunce, sogni rimandati, paure di non essere abbastanza. Ci sono vite che hanno trovato nella scrittura un rifugio, una possibilità, una forma di respiro. E ci sono autori che, prima ancora di cercare una pubblicazione, stanno cercando qualcuno disposto davvero ad ascoltare la loro voce.

Per questo motivo abbiamo scelto di fermarci, almeno per il momento, con la ricezione dei nuovi manoscritti.

Non è una chiusura.
Non è un muro.
È, al contrario, una forma di rispetto.

Viviamo in un tempo velocissimo. Un tempo che ci spinge continuamente a produrre, accumulare, consumare. Anche nel mondo editoriale spesso tutto sembra dover passare in fretta: leggere in fretta, scegliere in fretta, pubblicare in fretta. Ma noi crediamo che le storie abbiano bisogno di un’altra cosa: tempo.

Tempo per essere lette davvero.
Tempo per sedimentare.
Tempo per capire se una voce può lasciare un segno.

Una casa editrice indipendente, soprattutto quando sceglie di lavorare con autenticità, non può permettersi di leggere superficialmente. Non può trasformare i manoscritti in numeri, in pratiche da smaltire o in semplici “proposte editoriali”.

Dietro ogni pagina esiste una persona che merita attenzione.

Ecco perché abbiamo sentito il bisogno di rallentare,di prenderci il tempo necessario per leggere con cura tutto ciò che ci è stato affidato. Senza fretta. Senza automatismi. Senza la tentazione di dare risposte rapide solo per svuotare una casella mail.

Leggere un manoscritto significa entrarci dentro. Comprenderne le intenzioni. Ascoltarne il ritmo. Capire cosa vuole diventare. E questo richiede energie, sensibilità, lucidità. Richiede presenza.

A volte ci chiedono come scegliamo le storie da pubblicare. La verità è che non esiste una formula matematica. Non cerchiamo semplicemente “libri che funzionano”.
Cerchiamo storie che abbiano qualcosa da lasciare, voci che abbiano un’identità, persone che abbiano davvero qualcosa da raccontare, anche quando lo fanno in modo fragile, imperfetto, ancora in costruzione.

Perché crediamo che il lavoro editoriale non debba limitarsi a selezionare, ma debba anche accompagnare. E accompagnare significa esserci.

In questi mesi abbiamo avuto la possibilità, la fortuna, l'onore di leggere racconti pieni di dolore e altri pieni di speranza. Ma anche testi poetici e saggi. Abbiamo incontrato (e sicuramente ne incontreremo) personaggi che ci hanno fatto compagnia per giorni. Abbiamo trovato pagine acerbe ma sincere, altre già mature, altre ancora che forse avevano bisogno soltanto di essere ascoltate meglio.

Ogni manoscritto ci ha ricordato una cosa importante: scrivere è ancora un atto profondamente umano. Ed è forse proprio per questo che sentiamo il dovere di restituire alla lettura la dignità che merita.

Fermarci oggi significa proteggere questo processo.
Proteggere la qualità del nostro lavoro
Ma soprattutto proteggere il valore e la qualità delle storie che riceviamo.

Perché non vogliamo diventare una realtà che accumula testi senza riuscire più a guardarli davvero. Non vogliamo perdere quella cura artigianale che per noi rappresenta il cuore stesso dell’editoria indipendente.

Ogni libro che scegliamo di pubblicare deve nascere da un incontro autentico.
Da una lettura vera. Da un tempo condiviso.

Sappiamo che chi aspetta una risposta vive spesso giorni fatti di dubbi, aspettative e silenzi difficili da interpretare. E proprio per questo sentiamo il bisogno di essere trasparenti.

Questa pausa nasce dalla volontà di fare meglio.
Di esserci meglio.
Di leggere meglio.

Continueremo a lavorare sulle storie già arrivate con la stessa attenzione e la stessa sensibilità che ci hanno guidati fin dall’inizio. E quando riapriremo la ricezione dei manoscritti, lo faremo con la consapevolezza di voler accogliere nuove voci nel modo più giusto possibile. Così come quando annunceremo quelli scelti da pubblicare lo avremmo fatto anche con grande responsabilità ma soprattutto rispetto, per quelli anche non scelti.

Nel frattempo continueremo a fare ciò che amiamo di più: credere nelle parole.
Quelle che restano.
Quelle che fanno rumore anche nel silenzio.
Quelle che chiedono soltanto di essere lette con attenzione.

Perché le storie non hanno bisogno di fretta.
Hanno bisogno di qualcuno disposto davvero ad ascoltarle


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