Le copertine come giardini segreti. Intervista alla grafica Giulia Vacca
Le copertine come giardini segreti. Intervista alla grafica Giulia Vacca

Le copertine come giardini segreti. Intervista alla grafica Giulia Vacca

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.”

Dietro ogni copertina, ogni impaginazione, ogni dettaglio visivo di un libro, c’è uno sguardo che ha saputo ascoltare prima ancora di creare. Giulia Vacca è l’anima grafica della nostra casa editrice: sensibilità, istinto e cura si intrecciano nel suo modo di dare forma alle storie.

Giulia, quando hai capito che trasformare emozioni in immagini sarebbe diventata la tua strada? C’è stato un momento preciso oppure è stato un processo naturale? Raccontaci quando hai compreso che la creatività non era solo passione, ma linguaggio

Che dire, non c’è stato un momento preciso, probabilmente il mio caratere mi ha portato a dover trovare una strada alternativa per esprimermi. Sono sempre stata una bimba timida e silenziosa, e negli anni avevo difficoltà a “farmi sentire” con le parole a voce; vuoi per timidezza o paura di dire qualcosa fuori luogo, ed ho imparato ad ascoltare ed osservare tanto. E fin da piccola disegnavo, giocavo con la mia amica a creare libri con ritagli di vestiti dai vecchi postal market, creando i nostri vestiti, creavamo giornali con
notizie inventate o che ascoltavamo in tv o alla radio, scrivevo il mio diario segreto, insomma mettevo in modo la mia immaginazione sotto tutti i punti di vista. L’istituto d’arte mi ha poi spalancato le porte al mondo della grafica e della fotografia, dove l’osservare il mondo che ci circonda è stato ancor di più il mio mantra, trasformando ciò che osservavo in segni grafici, impaginati, loghi etc; ed in concomitanza la
fotografia è stato un altro amore, come dire a “primo scatto”, dove poter esprimere ancora di più sempre con immagini.

Nel tuo lavoro di grafica e impaginazione quanto conta l’ascolto? Tu parli spesso di silenzi, di gesti non detti, di emozioni sottili. Quando ricevi un manoscritto, come avviene il passaggio dall’ascolto del testo alla costruzione della sua identità visiva?

Nel lavoro di grafica, ma credo come in molti altri lavori l’ascolto secondo me è fondamentale, un ascolto sottile e profondo, che va oltre alla semplice richiesta del lavoro da svolgere. In ogni impaginato, o realizzazione di copertina cerco di entrare dentro, devo prima di tuto cucirmi addosso entrare in quello che poi devo andare a realizzare, un ascolto profondo di ogni singolo progetto, per poter donare a chi osserva o
legge la chiarezza del messaggio.

Sei una lettrice “a pelle”. Questo influenza il tuo modo di progettare una copertina o un interno? Dall’immaginazione potente di Stephen King alla scrittura visiva di Zafón: quanto la tua esperienza da lettrice entra nel processo creativo? Ti lasci guidare dall’istinto anche nel lavoro?

Sono una persona molto istintiva, anche se in modo contradditorio, perché quando si tratta di lavoro e creazioni di idee, vado a pelle è vero (che spesso è quello che poi realizzo), però ho imparato che provare altre soluzioni, aiuta a vedere il tutto da altre angolazioni; anche perché quando inizi a creare vieni risucchiato in un vortice che ti porta a non smettere più.

Cosa significa, per te, accompagnare un letore “ancora prima che apra il libro”?
La grafica è il primo incontro tra storia e lettore. Qual è la responsabilità più grande che senti quando crei una copertina o curi un’impaginazione?

C’è un detto che dice: “Mai giudicare un libro dalla copertina”
Rispondendo da lettrice spesso, anche sulle bancarelle dei mercatini mi è capitato di trovare libri con copertine per nulla appetitose, però andando oltre, come cerco di fare sempre e scopro effettivamente che è una storia da non perdere; però credo che non sempre riesci a farlo, e ti colpirà sempre una copertina più particolare, quella che ti dice “scoprimi, non te ne pentirai”.

Ed è qui che poi scatta il grafico che alberga nella mia mente, e quando mi trovo dall’altra parte cerco di mettermi nei panni di chi si trova davanti a quella copertina ed inizia a sfogliare, cercando di dare un input preciso ma che lascia in sospeso, perché secondo me dare tutto nella copertina è come svelare le carte in tavola, devi dare ma togliere, creare quell’appetito, come trovarsi sulla porta di un giardino segreto, una porta magica, magari un po' strana che però d’impulso ti fa girare la chiave per entrare in quel mondo.

Cosa ti ha spinta a collaborare con la nostra casa editrice?

Ci sono due punti fondamentali che mi hanno fatto dire di si alla richiesta di collaborazione, nonostante la mia titubanza e paura nell’esserne all’altezza.
Primo punto: Fin da ragazzina il mondo dell’editoria mi ha sempre affascinato, secondo me è come vivere mille vite in una. Secondo punto: Conosco bene il fondatore e soprattuto quanta passione, dedizione e amore mette nelle
cose che fa in modo genuino. Conosciuto come collega di lavoro anni fa è diventato poi amico, condividendo tante passioni simili. Insomma non potevo dire di no, perché in un mondo dove tutti corrono, tutti vogliono superare e oltrepassare gli altri, qui c’è aria di semplicità per far arrivare emozioni pure. Perché oggi troppo spesso
anche le emozioni sono svendute.

Ogni libro ha bisogno di parole.
Ma ha anche bisogno di un volto, di un respiro visivo, di un’atmosfera che lo rappresenti.

Il lavoro di Giulia è questo: trasformare emozioni in forma, intuizioni in immagini, storie in presenza concreta.

Perché prima di essere letto, un libro viene guardato.
E lei sa esattamente come farlo parlare.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *