Passione e spazio di dialogo. Intervista alla SMM Simona Addivinola
“Le storie non devono solo essere scritte. Devono arrivare.”
Dietro ogni contenuto, ogni piano editoriale, ogni parola pubblicata sui social, c’è una strategia.
Simona unisce formazione umanistica e visione digitale, trasformando la passione per i libri in narrazioni capaci di creare connessione reale.
Simona, come nasce il tuo passaggio dalla Filologia alla comunicazione digitale?C’è stato un momento in cui hai capito che le parole non volevi solo studiarle, ma farle viaggiare nel mondo digitale?
Sono sempre stata un’appassionata di letteratura. Fin da bambina ho sempre amato leggere ( ecco anche la mia passione per la lettura), sfogliare libri, fare ricerche, scoprire cose nuove. Scegliere una facoltà come Filologia Moderna implica ( il più delle volte) una strada già decisa, ossia quella dell’insegnamento. Con l’università, però, ho capito che quello non poteva essere il mio scopo nella vita; non poteva essere quella sensazione che ti faceva svegliare ogni giorno entusiasta e felice di farlo. Quindi, ho iniziato a fare ciò che sapevo fare meglio: scrivere. Ho iniziato un tirocinio presso diverse testate giornalistiche e siti web e piano piano stavo entrando in un mondo che mi stava letteralmente rapendo. Ogni articolo, ogni corso di aggiornamento, ogni intervista che facevo mi dava felicità e sempre più voglia di imparare e di fare.
La comunicazione digitale è venuta, in realtà, automaticamente e in modo naturale perchè più lavoravo e più mi appassionavo quindi ho iniziato a volermi formare sempre di più, ad informarmi, a migliorare, fino ad arrivare ad avere le competenze digitali necessarie ( che non sono mai abbastanza). La comunicazione è diventata quella passione che l’insegnamento era per le mie colleghe di università
Quello che mi ha spinto verso questa scelta è stato il mio primo tirocinio presso una redazione di giornale. All’epoca mi occupavo di cronaca nera. E’ stata molto dura
all’inizio perchè ho dovuto imparare tantissimo e con estremo sforzo. Mi sentivo un pesce
fuori dall’acqua, è stata davvero dura, ma ogni volta che scrivevo un articolo o imparavo a
scriverne uno e lo vedevo pubblicato online, il sacrificio veniva meno. Dare vita a quelle parole e vederle alla portata di tutti era ogni volta una bellissima soddisfazione per me .
Cosa significa, per te, costruire una narrazione efficace sui social per una casa editrice?Qual è la differenza tra “pubblicare contenuti” e creare una vera identità comunicativa?
Costruire una narrazione efficace significa scrivere e raccontare una storia. La storia di una casa editrice, in questo caso. Il lavoro di scrittura non è una sola programmazione e ideazione automatica ma un progetto, un’idea, una volontà. Dietro un semplice copy di instagram c’è studio, metodo, pianificazione. C’è l’ascolto della nascita di una nuova realtà che si andrà a condividere e a far conoscere. L’utente deve appassionarsi alla storia, ai volti dietro lo schermo, scoprendo mano mano anche il (moltissimo) lavoro che c’è dietro ad ogni singolo contenuto. E’ un piccolo filo rosso che unisce il mondo del cliente con quello dell’utente finale.
Lavori tra strategia e sensibilità letteraria. Come trovi l’equilibrio tra dati, tendenze ed emozione? Quanto conta l’analisi e quanto invece l’intuito quando si racconta un progetto editoriale online?
Risulta spesso difficile, dico la verità! Lavorare nel mondo editoriale significa muoversi
continuamente tra due dimensioni: quella analitica e quella emotiva. Per me, l’equilibrio nasce proprio dal dialogo tra queste due parti. I dati e le tendenze sono fondamentali: mi aiutano a capire cosa funziona, come si comporta il pubblico e quali contenuti hanno maggiore risonanza. Sono la bussola strategica, ciò che orienta le scelte. Ma nel settore editoriale non basta. I libri parlano alle persone. È qui che entra in gioco l’ascolto, l’empatia, la capacità di tradurre un testo in emozione e renderlo reale sui social. Il mio approccio è questo: parto dai dati per costruire una strategia efficace, ma la sviluppo sempre attraverso uno storytelling autentico. Perché un contenuto funziona davvero quando non solo performa, ma lascia qualcosa a chi lo legge. In fondo, il mio obiettivo non è solo raggiungere il pubblico giusto, ma farlo sentire coinvolto e parte di esso.
Nel racconto di un progetto editoriale online, analisi e intuito non sono in contrapposizione: sono due fasi dello stesso processo secondo me. L’analisi è il punto di partenza: mi dà il contesto, mi permette di leggere i comportamenti del pubblico, capire quali contenuti funzionano e dove si stanno muovendo le tendenze. Senza questa base, il rischio è comunicare “alla cieca”. L’intuito, però, è ciò che trasforma quei dati in qualcosa di “tendenza”. È quello che mi permette di scegliere il tono giusto, di cogliere una sfumatura narrativa, di capire come raccontare un libro in modo autentico e non standardizzato. Direi che l’analisi mi dice dove andare, mentre l’intuito mi suggerisce come arrivarci e nel mondo editoriale, quel “come” fa davvero la differenza
Sei una lettrice appassionata di fantasy e gialli. Il tuo essere lettrice influenza il tuo modo di comunicare i libri? Ti innamori delle storie prima di promuoverle? E questo cambia il modo in cui le racconti al pubblico?
Assolutamente sì, ed è uno dei miei punti di forza. Essere una lettrice appassionata,
soprattutto di fantasy e gialli, mi permette di entrare davvero nei libri che comunico. Non li vedo solo come prodotti da promuovere, ma come storie da vivere e poi tradurre in contenuti. Il fantasy mi ha insegnato a costruire immaginari ( e il mio amato Tolkien ne è la prova) a valorizzare l’emozione della scoperta. Il giallo, invece, mi ha allenata all’attenzione ai dettagli, al ritmo e alla tensione narrativa.
Tutti elementi che porto anche nella comunicazione. Questo si riflette nel mio lavoro: quando racconto un libro cerco sempre di ricreare un’esperienza, non solo di descriverlo. Perché chi legge i contenuti deve sentire la stessa curiosità, lo stesso coinvolgimento che provo io. Sì, e credo sia inevitabile. Prima di promuovere una storia ho bisogno di entrarci dentro, di capirla e, in qualche modo, di sentirla mia. Non significa amare ogni libro allo stesso modo, ma trovare sempre un punto di connessione: un tema, un personaggio, un’emozione. È da lì che nasce il racconto. Questo cambia completamente il modo in cui comunico. Perché quando una storia ti tocca, non la presenti più in modo “tecnico”, ma la traduci in esperienza. Diventa qualcosa che vuoi far vivere anche agli altri, non solo spiegare. E il pubblico lo percepisce: riconosce quando c’è coinvolgimento reale. È proprio in quel momento che la comunicazione smette di essere promozione e diventa relazione
Cosa ti ha spinta a collaborare con la nostra casa editrice?Cosa hai visto nel nostro progetto che ti ha fatto desiderare di costruirne la voce digitale? E quale contributo senti di poter portare alla nostra community?
Quello che mi ha spinta a collaborare con voi è stata, prima di tutto, la sensazione di trovarmi davanti a un progetto con un’identità chiara, ma ancora con tanto spazio da raccontare. Ho visto una casa editrice con una visione riconoscibile ma anche con la possibilità di costruire una voce digitale ancora più definita, coerente e coinvolgente. È proprio questo che mi ha fatto venire voglia di farne parte ( a parte il team che è super simpatico e professionale): non solo comunicare ciò che esiste già e che sta nascendo ora, ma contribuire a dare forma a un racconto più ampio, capace di creare connessione con il pubblico.
Per quanto riguarda il mio contributo, sento di poter portare una visione strategica unita a una forte attenzione allo storytelling. Il mio obiettivo è trasformare i contenuti in uno spazio di dialogo, dove la community non si limita a osservare, ma si riconosce, partecipa e si appassiona. In altre parole, non voglio solo raccontare i libri, ma costruire un ecosistema in cui le storie continuano a vivere anche fuori dalle pagine tra i nostri lettori.
Simona non si limita a “gestire” i social.
Li trasforma in spazi narrativi.
Perché ogni libro ha bisogno di lettori.
Ma prima ancora, ha bisogno di qualcuno che sappia raccontarlo con cura, visione e strategia.
E lei, prima di tutto, è una che delle storie si innamora davvero. 📚
