Raccontare la realtà con responsabilità. Intervista a Anna Calì
“Raccontare la realtà significa assumersi la responsabilità delle parole.”
Ci sono persone che scelgono il giornalismo.
E poi ci sono quelle per cui raccontare storie è sempre stato inevitabile.
Anna Calì, giornalista e scrittrice di origini napoletane, ha trasformato un sogno custodito fin da bambina in una professione fatta di studio, passione e responsabilità. Oggi osserva la realtà con uno sguardo attento e sensibile, raccontando i fatti con precisione ma senza mai dimenticare il lato umano delle storie.
Nella nostra casa editrice si occupa di ufficio stampa e comunicazione, dando voce ai libri e costruendo il ponte tra le storie e chi deve ancora scoprirle
1. Cronaca nera e empatia: come si impara a raccontare il dolore senza tradirlo?
Nel tuo percorso ti sei distinta per un giornalismo d’inchiesta rigoroso ma profondamente umano. Come si trova l’equilibrio tra il dovere di informare e la necessità di rispettare le persone coinvolte? C’è una regola interiore che non tradisci mai?
Raccontare il dolore altrui è un compito delicato e complesso. Per me, l'empatia è fondamentale. Cerco di mettermi nei panni delle persone coinvolte e di capire il loro punto di vista. Non si tratta di essere sentimentali, ma di essere umani. La regola interiore che non tradisco mai è quella di essere sincera e rispettosa. Non voglio mai sfruttare il dolore altrui per fare notizia, ma cercare di capire e di raccontare la storia in modo da fare riflettere e sensibilizzare il lettore.
2. Napoli come identità narrativa: quanto la tua città influenza il tuo modo di scrivere?Porti Napoli nelle vene e nelle parole. In che modo la sua complessità, le sue ombre e la sua luce entrano nella tua scrittura — sia giornalistica che narrativa? È uno scenario o un personaggio?
Napoli è parte di me, è la mia città e la mia identità. La sua complessità, le sue ombre e la sua luce entrano nella mia scrittura in modo naturale. Napoli è un personaggio a sé stante, con la sua anima e la sua storia. Io cerco di raccontarla con rispetto e amore, ma anche con la consapevolezza delle sue contraddizioni e delle sue sfide.
Scrittura come responsabilità: quando hai capito che raccontare significava anche prendere posizione?
C’è stato un momento preciso in cui hai sentito che la parola non era solo espressione, ma responsabilità civile? Come vivi oggi questo peso — o privilegio?
Ho capito che la scrittura è responsabilità quando ho iniziato a scrivere di cronaca nera e di inchieste. Ho visto come le parole potessero fare del bene o del male e come potessero cambiare le vite delle persone. Da quel momento, ho sentito il peso della responsabilità di raccontare storie che potessero fare la differenza.
Dall’inchiesta all’ufficio stampa: cosa cambia quando sei tu a raccontare il lavoro degli altri?
Nel ruolo di responsabile dell’ufficio stampa accompagni autori e libri nel loro dialogo con i media. Come cambia lo sguardo quando non sei tu al centro della narrazione ma devi valorizzare la voce di qualcun altro? Cosa significa, per te, “proteggere” un libro nel momento in cui entra nel mondo?
Quando sono passata dall'inchiesta all'ufficio stampa, ho dovuto imparare a valorizzare la voce degli altri. È un ruolo diverso, ma altrettanto importante. Significa aiutare gli autori a raccontare le loro storie e a raggiungere il pubblico giusto. Proteggere un libro significa aiutarlo a trovare il suo posto nel mondo e a raggiungere le persone che possono apprezzarlo.
Perché hai scelto di collaborare con la nostra casa editrice?
In un panorama editoriale complesso, cosa ti ha convinta ad affiancare il tuo percorso a quello della nostra realtà? È stata una scelta professionale, valoriale, istintiva? Cosa hai visto — o sentito — che ti ha fatto dire sì?
Ho scelto di collaborare con la vostra casa editrice perché ho sentito una sintonia con il vostro modo di lavorare e con i vostri valori. Siete una casa editrice che crede nella cultura e nella letteratura e che vuole fare la differenza.
È stata una scelta istintiva e valoriale, più che professionale. Ho sentito che potevamo lavorare insieme per creare qualcosa di bello e di importante. (E po' perché voglio troppo bene a Giacomo 😂❤️ n.d.r. Giacomo Ambrosino, l'editore)
Anna appartiene a quella categoria rara di persone che non si limitano a raccontare le storie: le ascoltano prima di tutto.
Che sia tra le righe di un articolo, nelle pagine di un libro o nel lavoro di comunicazione editoriale, il suo sguardo resta sempre lo stesso: attento, etico, profondamente umano.
Perché dietro ogni notizia, ogni libro e ogni parola, esiste sempre qualcosa di più grande da raccontare: la vita delle persone.
